La più alta espressione dell’empatia è nell’accettare e non giudicare.
Approcci psicoanalitici e LGBTQIA+: supporto online
Psicologa online LGBTQIA+ friendly ti spiega gli approcci psicoanalitici (o psicodinamici): ansia, stress, coming out, identità di genere e relazioni. Approccio rispettoso e non giudicante.
PSICOLOGIALGBTQIA+
Martina Trombadore
3/4/20266 min read


Approcci psicoanalitici e questione LGBTQIA+: una lettura profonda (e inclusiva) di identità, desiderio e sofferenza
Se sei una persona lesbica, gay, bisessuale, transgender/trans, queer, intersex, asessuale (e/o aromantica), non binaria, pansexuale, genderfluid, oppure in fase di questioning (esplorazione), potresti aver cercato online qualcosa come: “psicologa LGBTQIA+”, “psicologo LGBTQ friendly”, “terapia per coming out”, “ansia per identità di genere”, “supporto trans online”.
Dietro queste ricerche c’è quasi sempre la stessa esigenza: uno spazio sicuro, competente e rispettoso, in cui non dover “giustificare” chi sei.
Gli approcci psicoanalitici hanno avuto un ruolo enorme nel modo in cui la cultura occidentale ha pensato (nel bene e nel male) sessualità e identità di genere. La psicoanalisi prova a rispondere a domande profonde: come si forma un soggetto? come nasce il desiderio? perché certe esperienze feriscono così tanto?
E lo fa mettendo al centro inconscio, fantasie, relazioni precoci, attaccamento, vergogna, paura, bisogno d’amore.
Allo stesso tempo, la psicoanalisi porta con sé una storia ambivalente: alcune letture del passato hanno patologizzato ciò che usciva dalla norma eterosessuale e cisgender. Oggi però esistono orientamenti e clinici che lavorano in modo non patologizzante e LGBTQIA+ affirming, integrando la profondità psicoanalitica con una sensibilità contemporanea.
Io sono Martina Trombadore, Psicologa, e offro percorsi online per persone LGBTQIA+ che vivono ansia, stress, difficoltà relazionali, fatica nel coming out, temi identitari o momenti di crisi. Il mio obiettivo non è incasellarti: è ascoltarti, comprendere cosa stai attraversando e costruire insieme un percorso che ti faccia respirare meglio, con rispetto e senza giudizio.
Cosa offre la psicoanalisi quando parliamo di LGBTQIA+
Un punto fondamentale: la psicoanalisi non è (solo) “analizzare i sogni”. È un modo di leggere la mente che insiste su alcune verità spesso ignorate:
non siamo fatti solo di scelte razionali, ma anche di paure inconsce, bisogni, difese
il desiderio non si comanda: si può comprendere, ascoltare, integrare
la sofferenza spesso nasce da conflitti interni, ma anche da relazioni e contesti che non riconoscono chi siamo
Per molte persone LGBTQIA+, il dolore non sta nell’identità, ma nel contesto: stigma, rifiuto, invisibilità, bullismo, microaggressioni, pressioni familiari. La psicoanalisi può aiutare a lavorare su ciò che queste esperienze lasciano dentro: vergogna interiorizzata, paura dell’abbandono, ipercontrollo, autosvalutazione, difficoltà a fidarsi o a sentirsi “legittimi”.
Freud e la sessualità: una rivoluzione… con limiti storici
Sigmund Freud è il punto di partenza. Il suo contributo più esplosivo (ancora oggi) è questo: la sessualità non coincide con la genitalità adulta, ma è una dimensione presente fin dall’infanzia, fatta di pulsioni, curiosità, fantasie, legami affettivi. Parla di fasi psicosessuali (orale, anale, fallica, latenza, genitale) e del complesso di Edipo come passaggio strutturante.
Sull’omosessualità, Freud è spesso citato perché la sua posizione si è evoluta: alcuni primi testi risentono del clima culturale dell’epoca; successivamente, però, Freud esplicita che l’omosessualità non è una malattia e può essere compatibile con una vita piena. Un concetto chiave che lascia in eredità è la bisessualità psichica: l’idea che in ogni individuo esistano componenti e identificazioni non riducibili a una rigida binarietà.
Perché questo è importante per persone gay, lesbiche e bisessuali
Perché sposta l’asse dal “sei sbagliato” al “il desiderio umano è complesso”. E quando una persona gay, lesbica o bisessuale si sente in colpa per ciò che prova, lavorare su vergogna, divieti interiorizzati e paura del rifiuto può essere liberatorio.
Critiche femministe e nuovi sguardi: quando la psicoanalisi si corregge
Le teorie freudiane sulla sessualità femminile (ad esempio il tema dell’“invidia del pene”) hanno generato critiche fortissime e necessarie. Psicoanaliste come Karen Horney e Melanie Klein hanno proposto modelli alternativi, mettendo in discussione letture troppo dipendenti da una visione patriarcale e binaria.
Per la questione LGBTQIA+, questo passaggio è prezioso perché mostra una cosa: la psicoanalisi non è un blocco unico, si trasforma, si autocritica, si aggiorna. E può farlo anche rispetto a identità trans, non binarie, queer e intersex.
Lacan: identità, linguaggio e “posizioni” oltre la binarietà
Jacques Lacan rilegge Freud attraverso linguistica e filosofia: l’inconscio è “strutturato come un linguaggio”. In modo molto sintetico, Lacan distingue:
Immaginario: immagini di sé, identificazioni, specchi (come mi vedo? come credo che mi vedano?)
Simbolico: linguaggio, norme, legge, cultura (cosa è dicibile? cosa è “permesso”?)
Reale: ciò che sfugge alle parole, l’eccesso, l’esperienza non totalmente simbolizzabile
Quando Lacan parla di sessuazione, apre a un’idea utile oggi: non esiste una complementarità perfetta “uomo/donna” e ogni soggetto deve inventare il proprio modo di stare nel desiderio, nel corpo, nel legame.
Perché può parlare anche a persone trans, non binarie, genderfluid e queer
Perché sposta l’attenzione dalla “casella” alla posizione soggettiva: come vivi il tuo corpo? che rapporto hai con lo sguardo altrui? con la norma? con il linguaggio? con il desiderio?
Questa prospettiva può essere potente soprattutto quando l’identità è vissuta come un campo di battaglia tra sé e aspettative esterne.
Laplanche e McDougall: il genere come enigma, non come diagnosi
Tra gli autori contemporanei, due nomi sono spesso utili quando si parla di sessualità e identità:
Jean Laplanche con la teoria della “seduzione generalizzata”: la sessualità si costruisce anche a partire da messaggi (spesso involontari) dell’adulto che il bambino non può decifrare del tutto. Rimane un enigma che la psiche prova a tradurre nel tempo.
Joyce McDougall che ha studiato “neo-sessualità” e configurazioni del desiderio, cercando di leggere alcune forme come tentativi di equilibrio psichico più che come deviazioni moralistiche.
Qui il punto centrale (quello che piace alla clinica moderna): capire, non giudicare. E soprattutto: non trasformare l’identità in una patologia.
Psicoanalisi e identità trans / intersex: cosa serve davvero (oggi)
Quando parliamo di persone transgender/trans, non binarie, genderqueer o intersex, la priorità non è “spiegare” l’identità con una teoria. La priorità è:
ridurre sofferenza (ansia, stress, disforia, isolamento)
sostenere il senso di continuità di sé
lavorare su relazioni, famiglia, scuola/lavoro, stigma
creare un luogo dove nome, pronomi e vissuti siano rispettati
Gli approcci psicoanalitici moderni possono essere utili quando aiutano a dare parole a:
vergogna e paura interiorizzata
trauma relazionale e rifiuto
ipervigilanza e controllo
conflitti familiari e lutti (anche “lutti simbolici” legati a aspettative non viste)
Non sono utili quando diventano strumenti per “dimostrare” qualcosa sulla tua identità. La terapia non è un tribunale.
A chi parla questo articolo: LGBTQIA+ significa persone, non categorie
persone lesbiche
persone gay
persone bisessuali e pansessuali
persone transgender/trans
persone non binarie, genderfluid, genderqueer
persone queer
persone intersex
persone asessuali e/o aromantiche
persone in fase di questioning (in esplorazione)
e chiunque si riconosca nel + (identità e orientamenti non riducibili alle etichette più note)
Perché molte persone LGBTQIA+ arrivano in terapia: bisogni reali, non “problemi identitari”
Tra i motivi più frequenti:
Ansia e stress legati a giudizio e ipercontrollo
Paura di essere scoperti, di dire la cosa sbagliata, di “troppo”, di essere ridicolizzati: l’ansia spesso è una risposta adattiva a contesti non sicuri.
Coming out (o outing) e relazioni familiari
Come dirlo? Quando? A chi? E se mi rifiutano? E se mi tollerano ma non mi vedono?
Autostima e vergogna interiorizzata
Quando per anni hai ricevuto messaggi impliciti o espliciti che “non va bene”, quella voce può restare dentro anche dopo.
Relazioni, attaccamento, paura dell’abbandono
La paura di perdere l’amore (o la casa, o la famiglia) può plasmare il modo in cui ami, scegli, ti difendi.
Identità e corpo (disforia, immagine corporea, sessualità)
Non sempre è disforia. A volte è una frattura più sottile: sentirsi alieni nel proprio corpo perché lo sguardo sociale lo rende un posto ostile.
Come lavoro: Martina Trombadore Psicologa (percorsi online LGBTQIA+)
Nel mio lavoro porto tre cose essenziali:
Ascolto senza presupposti
Niente “teorie addosso”. Niente forzature. Il tuo linguaggio e i tuoi confini contano.Spazio sicuro, rispettoso e non giudicante
La terapia non serve a renderti “accettabile”. Serve a renderti più libero/a e più in contatto con te.Profondità + concretezza
La psicoanalisi è utile quando illumina i nodi emotivi (vergogna, paura, difese), ma il lavoro deve portare anche a cambiamenti reali: più regolazione emotiva, più confini, più stabilità, relazioni più sane.
👉 Le sedute online permettono continuità, privacy e accesso più semplice, soprattutto se vivi in contesti in cui non ti senti al sicuro o non trovi facilmente professionisti LGBTQIA+ friendly.
Cosa NON faccio (ed è importante dirlo chiaramente)
Non lavoro per “cambiare” orientamento o identità: valido quello che senti come naturale per te.
Non considero l’essere LGBTQIA+ una patologia.
Non riduco la persona a etichette o sintomi.
Il lavoro psicologico serio non “aggiusta chi sei”: ti aiuta a vivere meglio chi sei.
FAQ SEO: domande che le persone cercano davvero
Qual è la differenza tra psicologo LGBTQIA+ e psicologo LGBTQIA+ friendly?
In genere si intende: “LGBTQIA+” può indicare anche appartenenza personale, mentre “friendly” indica competenza e approccio inclusivo. La cosa che conta davvero è: ti senti rispettato/a? il professionista è formato? lavora senza giudizio?
Gli approcci psicodinamici sono adatti per persone LGBTQIA+?
Possono esserlo moltissimo, se usati in modo contemporaneo e non patologizzante: utili per vergogna interiorizzata, ansia, relazioni, storia familiare, trauma e identità.
È possibile fare un percorso di supporto LGBTQIA+ online?
Sì. La terapia online può offrire privacy, continuità e accesso facilitato, mantenendo qualità e presenza relazionale.
Fissa un primo colloquio gratuito
Se ti riconosci in queste parole—se sei una persona lesbica, gay, bisessuale, trans, queer, intersex, asessuale/aromantica, non binaria o in questioning e senti ansia, stress, fatica relazionale o un peso identitario che non vuoi più portare da solo/a—puoi iniziare da un primo colloquio.
Scrivimi: mi racconti in poche righe cosa stai attraversando e capiamo insieme quale percorso può aiutarti davvero.
Inizia il tuo percorso
Il primo passo verso il cambiamento è spesso il più importante. Contattami per un primo colloquio conoscitivo senza impegno
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